Il premio del pubblico è andato al corto di Matteo Cirillo “Pinocchio Reborn“
Il significato della favola di Pinocchio riguarda il percorso di crescita e formazione, dove il burattino impara l’importanza dell’onestà, della responsabilità, del rispetto per la famiglia, delle regole, e del valore della costanza e dell’educazione per trasformarsi da burattino disubbidiente a vero bambino. Le sue avventure e le bugie che dice (simboleggiate dal naso che si allunga) sono i suoi errori, necessari per la sua maturazione.
Matteo Cirillo, giovane regista romano ha portato alla quarta edizione di CeCinema, il Festival Internazionale del corto sociale e satirico, il suo corto dal titolo “Pinocchio Reborn“, una struggente quanto ilare storia di un giovane buono nell’animo che si trova a vivere e ad affrontare una società che, per sopravvivere, lo vorrebbe diverso: bugiardo, cattivo, menzognero.
In un’epoca in cui vince chi mente, chi inganna e manipola, la bontà è vista come una debolezza. Eppure, c’è una persona a cui hanno sempre detto che questi valori erano giusti: Pinocchio.
Diventato un bambino vero, Pinocchio ora è un adulto convinto che sincerità e bontà siano la strada per una vita migliore, ma si sbaglia. In un mondo che non accoglie la purezza d’animo, Pinocchio viene costantemente sfruttato e deriso da chi approfitta della sua bontà. I clienti non lo pagano, le persone per strada abusano della sua sincerità e chiunque incroci il suo cammino approfitta della sua gentilezza. Sentendosi disperato e fuori posto, Pinocchio cerca un supporto psicologico, sperando di trovare una via d’uscita, e inizia così un viaggio interiore, che metterà in dubbio i valori che lo hanno portato a diventare un bambino vero.

È davvero possibile essere buoni in un mondo che premia la furbizia? È possibile essere sinceri in un mondo dove regna la bugia? Pinocchio dovrà confrontarsi con se stesso e decidere se cambiare di nuovo la propria natura o combattere contro un mondo che sembra volerlo spezzare
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Abbiamo incontrato a Cecina Matteo Cirillo, che ci ha rilasciato un’intervista esclusiva.
Ciao Matteo, allora Pinocchio Reborn è uno dei cortometraggi più premiati dell’anno. Come ci si sente?
Si è felici, certo, ma la felicità più grande è che Pinocchio Reborn ha vinto tanti premi del pubblico e questo per me vale più di tutto. Vuol dire che le persone si sono riconosciute nella storia, che hanno sentito quel bisogno di umanità che il film cerca di raccontare. Vuol dire che c’è ancora spazio nel cuore delle persone per la fragilità, per la bontà e questo è il premio più grande che potessi ricevere.
Per prima cosa, ci si sente molto felici perché il tuo percorso artistico prende un senso leggermente diverso. Ciò che mi ha reso particolarmente felice è la soddisfazione di vedere riconosciuto un lavoro onesto, dove prima di ogni altra cosa si è cercato di far passare una storia, non un esercizio di stile. Io vengo dal teatro, dove ho lavorato tanto come attore, autore e regista, ma nella regia cinematografica sono ancora nuovo: è un linguaggio diverso, pieno di difficoltà e di scoperte. Per questo mi sono fidato dei reparti, ho chiesto a loro di aiutarmi a raccontare la storia che avevo nella testa e nella pancia e loro ci sono riusciti. È stato un lavoro collettivo e la candidatura ai Nastri d’Argento è la conferma che quando si lavora insieme con sincerità, qualcosa arriva sempre. A loro va tutta la mia stima e gratitudine.
L’ho detto perché, come Joker, anche il mio Pinocchio è un uomo che cerca disperatamente di farsi ascoltare, ma il mondo non lo sente. È una persona buona, sincera, che vuole comunicare con il mondo, ma viene ignorata, derisa, calpestata. Arriva così a compiere un gesto forte, non violento come quello di Joker, ma comunque un atto di rottura, un grido che nasce dalla solitudine, è il gesto di chi non sa più come comunicare con il mondo e allora usa la propria fragilità come ultima forma di linguaggio. Pinocchio Reborn nasce proprio da questo: dal bisogno di trasformare la sofferenza in forza e la gentilezza in una forma di resistenza poetica.
La voglia di raccontare le difficoltà di una persona buona e sincera oggi, in un mondo che sembra non avere più spazio per la dolcezza e la verità. Da lì ho cominciato a pensare a Pinocchio e mi sono reso conto di quanto potesse essere forte il racconto di un Pinocchio diventato adulto. Studiando, ho scoperto che nella letteratura il tema è stato affrontato, ma mi è sembrato che nessuno ci avesse creduto davvero, come se nessuno si fosse reso conto di quanto fosse drammatico crescere seguendo valori di bontà e gentilezza e poi scoprire da adulto che in realtà, sono proprio quei valori a condannarti. Pinocchio Reborn nasce da quella ferita e da quella domanda: cosa succede a chi resta buono in un mondo che non lo è più?
“Commedia psicologica amara e profonda”: questa definizione è apparsa su alcuni articoli che parlano del film. Come la interpreti tu?
Per me significa che il film non è né un dramma puro né una commedia leggera: è un mix. C’è il peso della società, dei conflitti interiori, ma anche momenti di ironia amara. Volevo che lo spettatore sorridesse e contemporaneamente si sentisse messo di fronte a un dramma che resti dentro anche dopo la visione.
Internet Sparito è stato un piccolo esperimento nato quasi per gioco, ma con una grande urgenza narrativa. Mi ha dato grandissime soddisfazioni e il primo premio l’ha ricevuto proprio al Cecinema e per questo io a questo Festival sono particolarmente legato. Con Pinocchio Reborn ho sentito il bisogno di allargare lo sguardo, di costruire un racconto più grande, perché in realtà l’idea primaria e che mi ha fatto anche vincere il bando del ministero per lo sviluppo della sceneggiatura è quella di un lungometraggio. È stato fondamentale l’incontro con le produzioni Limbo Production e Piranesi Experience, che hanno creduto nel progetto.
Sto lavorando alla scrittura del lungometraggio di Pinocchio Reborn insieme allo sceneggiatore Gianni Corsi, con la produzione Piranesi Experience, che per fortuna continua a seguirmi in questo percorso creativo e umano. Parallelamente continuo a portare avanti il teatro, spesso per strada o anche dentro vere edicole, dove racconto la realtà e le difficoltà di quei luoghi, simboli di cultura popolare che stanno scomparendo. Nel mio percorso artistico cerco sempre un equilibrio tra sociale, leggerezza e poesia, forse è colpa di Brecht: che mi ha insegnato che l’arte non serve a spiegare il mondo, ma a cambiarlo con un sorriso.
Gli altri vincitori dell’edizione 2025 di CeCinema
Miglior Film Italiano
A taste of India di Fabio Garofalo and Jacopo Santambrogio
Miglior Regista emergente
Ya Hanouni di Sofia Chuaib e Lyna Tadount
Miglior Film Straniero
After school ring di Sean Hoon Jon
Miglior film Animazione
ex Aequo Holy Heaviness di Farnoosh Abedi + Impossible Maladies di Stefano e Alice Tambellini
Miglior Documentario
Un temps pour soi di Eva Poirier
Miglior Corto d’Autore
La banda di Leonor Jimenez, Delia Marquez Sanchez
Miglior Corto 72 Ore
A un passo dalla fine
Menzione Speciale 72 Ore
Due sposi e un cucciolo di struzzo







